Quando Halloween era Samhuin

No, non è un articolo, l’ennesimo, sulle vere origini della festa di Halloween.

È un modo per darvi notizia di una nostra prossima (ri)pubblicazione. Un romanzo che abbiamo molto amato, ma che incappò in una casa editrice inesperta e non ebbe molta fortuna. Meritava una nuova occasione, perché è proprio questo il messaggio che la ragazza dagli abiti senza tempo, dagli occhi spenti ma dal’anima luminosa vuole portare.

In questo stralcio la vediamo, in attesa del ritorno sugli scaffali del suo libro, celebrare il potere della Natura e della Madre in una notte ritenuta magica fin dall’origine dei tempi.

…Si fermò nel buio della radura. La luna, visibile solo a tratti tra le nubi, era un artiglio in cielo. Eibhlin non poteva saperlo, ma sentiva la sua energia in crescita ed era una buona cosa per quello che aveva intenzione di fare. Estrasse il pugnale e, girando lentamente in senso orario, cominciò a scalfire la terra, tracciando il cerchio sacro.

“… io ti evoco, o grande cerchio di potere, perché tu unisca il mondo degli uomini e quello degli spiriti…”.

Recitò la formula, cercando di sgombrare la mente dal peso che le opprimeva il cuore. Chiuse il cerchio, ricongiungendone perfettamente le due estremità, poi si sedé al centro, le gambe incrociate e la sfera di cristallo in grembo. In attesa. Lasciò che i rumori del bosco la sommergessero e placassero il respiro e l’animo. Si concentrò sul vento che faceva stormire i rami e sollevava le foglie morte in vortici. Si concentrò sui richiami degli uccelli notturni e sul lontano montare della marea contro la scogliera. Ascoltò i suoi sensi espandersi finché il freddo che la circondava scomparve e avvertì il fremito luminoso della sfera.

Cosa vuoi, bambina?

Era la voce di sua nonna e lacrime incontenibili inondarono le bende che le coprivano gli occhi. La notte di Samhuin stava operando un miracolo ed Eibhlin, che viveva al buio da tanto di quel tempo da aver relegato la sua vista nel mondo dei sogni dell’infanzia, vide. Rhiannon O’Suileabhain le comparve nella mente, con le sue lunghe vesti azzurre tinte a mano, i capelli di mogano striati d’argento, il volto rugoso e gli occhi grigi come le nuvole di tempesta.

Nonna… non ti ricordavo così bella.”

Il fantasma sorrise.

Eppure questa immagine era nella tua mente. Perché hai il cuore gonfio di angoscia?

Il principe della tua canzone è arrivato e sta cercando di ridarmi la vista…”

E’ quello che volevamo. La Madre ci ha aiutato.

“… sì, nonna, ma io lo amo e non riesco ad accettare l’idea che lui mi voglia solo perché la Madre lo costringe con i suoi poteri. Io voglio che lui sia libero e…”

TU VUOI? Bambina, tu sei una serva della Madre, come lo sono stata io e tutte le O’Suileabhain fin dall’inizio dei tempi. Danu ti sta facendo il più grande dei regali e non esiste uomo al mondo che valga di più!

Eibhlin aveva tremato al suono irato di quella voce. Il fantasma di Rhiannon la fissava corrucciato.

Lui vale di più. Se per riavere la vista devo perderlo, preferisco restare cieca per il resto dei miei giorni.”

Una mano eterea scese a sfiorarle la testa, e lei ne sentì distintamente il tocco. Un singhiozzo di rimpianto le affiorò alle labbra.

Dov’è finita la tua saggezza? Dove hai lasciato il senso delle cose? Qual è la più grande verità che io mi sono sforzata di insegnarti? Se davvero lo vuoi, accadrà. Lascia che le cose accadano. Danu vuole il tuo bene, vuole che tu sia felice. Come puoi dubitare di Lei?

Eibhlin ormai piangeva disperatamente, la testa reclinata sulla sfera luminosa, piccola figura sola al centro della radura percorsa dal volo di foglie morte.

Io non dubito, nonna. Ma ho paura… E se quello che la Madre vuole per me non fosse quello che io desidero con tutta me stessa?”

Vorrebbe dire che quello che tu desideri è sbagliato. Sapevo che metterti in contatto con coloro che non credono nella Madre era pericoloso…

Garth non vuole farmi del male! Lui…”

L’immagine di Rhiannon si fece più vicina e la strinse in un abbraccio che, magicamente, cancellò tutto il dolore che la scuoteva.

Bambina, questo è l’abbraccio della Madre. Cosa c’è di più bello che abbandonarsi a lei?

Niente, pensò Eibhlin abbandonandosi a quella sensazione di calore e di serenità. Sua nonna non poteva non avere ragione. Doveva lasciare che le cose accadessero. Garth era tutto ciò che lei desiderasse dalla vita, e se questo pensiero corrispondeva alla verità, allora ciò che desiderava sarebbe accaduto. Doveva solo crederlo e aspettare, serena…

Il fantasma di Rhiannon rimase con lei, fino a quando il sonno non vinse i suoi ultimi singhiozzi. Poi la lasciò, svanendo insieme alla luce argentea della sfera di cristallo. Eibhlin, raggomitolata al centro del cerchio sacro che aveva tracciato, dormiva e non poteva percepire l’avvicinarsi di una creatura silenziosa e, apparentemente, timida. Un grosso coniglio nero, screziato d’argento, si fermò sul limitare del cerchio, annusò l’aria e l’odore della ragazza, poi oltrepassò il confine con un piccolo balzo e si incuneò tra le sue braccia e la sfera ormai buia. Le lunghe vibrisse che gli ornavano il muso disturbarono Eibhlin che, addormentata, gli percorse con una carezza la morbidissima pelliccia.

Muiris…”, mormorò. “Lasciami dormire.”

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