Un appuntamento pericoloso

“Ti prego, dimmi che non è vero.”

Robert Stuart Moncliff, futuro barone e attuale apprezzato romanziere, nonché artista di fama nazionale per le sue tele e per i suoi ritratti, piombò nell’ufficio senza neanche togliere il cappello, cosparso di pioggia. Lord Lennox, che in quel momento tutto sembrava meno che il settimo conte di quella disgraziata genia, alzò gli occhi dorati dai registri sui quali cercava di coniugare la propria generosità e i mille intoppi della burocrazia del Regno.

“Vero cosa?”, chiese.

Robert lanciò in cappello e si liberò del cappotto.

“Non hai chiesto un incontro con quel ciarlatano. Dimmi che non l’hai fatto.”

Il conte infilò la penna nel sostegno di bronzo e guardò con una smorfia le tracce d’inchiostro sulle dita e sul polsino della camicia.

“Vedo che il tuo lavoro all’Illustrated London News ti ha trasformato in un notevole ficcanaso.”

Robert si passò la mani tra i capelli biondi e Kiran seguì con gli occhi l’aggraziato svolgersi dei riccioli compressi dal cappello. Avrebbe voluto fossero le proprie dita a pettinarli. Ma il ragazzo che aveva di fronte non si accorse di quel desiderio. Aveva altro per la testa.

“Devi essere impazzito”, lo apostrofò. “Hai una vaga idea di chi sia quell’individuo?”

Kiran aprì un cassetto e gli lanciò l’ultimo numero dell’Illustrated. In prima pagina campeggiava un’illustrazione. Un volto. La xilografia non poteva mostrare i colori, ma i lineamenti erano perfetti e inquietanti. Un uomo con gli occhi di un angelo e le labbra di una donna.

“L’ho scoperto grazie a te. Il ritratto è tuo, no?”

“È il mio lavoro. E non posso certo scegliere chi ritrarre. Ma è un ciarlatano.”

“L’articolo questo non lo dice.”

“È l’uomo più chiacchierato di Londra, promiscuo, libertino e non fa distinzioni di sesso.”

Kiran lo fissò con un’intensità tale da costringere Robert ad abbassare lo sguardo.

“Quindi la compagnia adatta a me, non trovi?”

“Lo stai facendo per punirmi?”

“Facendo cosa?”

Robert si alzò e si protese sulla scrivania.

“Una cena in un locale di grido in compagnia di quell’uomo confermerà tutte le chiacchiere che circolano su di te.”

“L’importante è che non coinvolgano te. Tu sei sposato e diventerai padre. Il buon nome dei Moncliff è salvo.”

L’amarezza nella sua voce era una lama che gli scavava dentro. Robert accettò il supplizio, ma non si arrese. Girò intorno alla scrivania e costrinse Kiran ad alzarsi.

“Perché lo fai?”

“Lì c’è scritto che è un medium. Voglio usufruire dei suoi servigi.”

“Da quando in qua credi a queste cose?”

“Mi è rimasto ben poco in cui credere…”

Robert lo prese per le spalle. Avrebbe voluto abbracciarlo, ma non osava.

“Ti trufferà, come fa con tutti. E quando ti avrà davanti… non si accontenterà di portarti via solo i tuoi soldi.”

“Risparmiami l’esibizione della gelosia, ti prego.”

“Che farai se tenterà di sedurti?”

“Sei certo che lo farà perché ha già sedotto te? Il tuo ritratto è molto coinvolgente, nonostante la pessima stampa.”

“Non l’ho mai incontrato di persona. Ho lavorato su una fotografia… Kiran, non metterti in pericolo per una sciocca ripicca nei miei confronti. Nessuno può restituirti ciò che hai perso.”

Lo vide alzare la mano, come per sfiorargli il viso. Ma il gesto rimase sospeso.

“Lo so”, mormorò.

Vederlo soffrire in quel modo era una tortura per Robert. Era lui la causa della piega amara di quelle labbra, dell’oscurità che spegneva i bagliori di quegli occhi bellissimi.

L’ufficio era al piano terra del Lady Keyra’s Home, l’asilo per orfani e famiglie in difficoltà che Kiran gestiva ormai da quattro anni. Chiunque avrebbe potuto entrare. Ma la prudenza strideva contro tutto ciò che li aveva uniti e li univa tuttora.

“Non hai perso me, Kiran”, sussurrò prendendogli il viso tra le mani. “Non puoi perdermi.”

Il conte non respinse il gesto né il bacio. Ma non riuscì a cancellare l’immagine di Robert con Catherine. Il matrimonio, ora la gravidanza. E la giovane signora Moncliff che lo stava lentamente estromettendo dalla vita dell’unica persona che amasse. Si privò di quelle labbra appassionate così come si privava del desiderio di chiedere, e ottenere, di più dal corpo che adesso vibrava contro il suo.

“Smettila. Vuoi finire in galera?”

Robert si staccò da lui cercando di ritrovare il controllo.

“Manda un biglietto per disdire l’appuntamento. Catherine è nel Lancashire, da suo padre. Possiamo…”

“No”, lo fermò Kiran. “Non possiamo.”

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