OCCHI D’AMBRA
è il nome di un’opera d’arte. Un ritratto di dama realizzato in ambra e trafugato,
insieme a tutti i tesori di Zarskoje Selo, dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Due ispettori dell’Interpol sotto copertura indagano,
ma sulle loro tracce è stata posta una misteriosa spia, incaricata di carpire loro il segreto per conto della mafia russa. Solo che i due detective,
nei panni di camionisti dediti al contrabbando di opere d’arte, trovano sulla loro strada due intraprendenti autostoppiste e la situazione diventa
difficile: quale delle due sarà la spia?
La giornata era estiva, e lo testimoniavano le molte bottiglie di minerale ghiacciata stappate e
sparse sul tavolo delle riunioni. Ma i bicchieri erano rimasti ad appannarsi inutilmente perché, mentre la televisione trasmetteva le immagini più
drammatiche e assurde degli ultimi cinquant’anni, nessuno più aveva avuto caldo, o si era sentito assetato, o aveva avuto voglia di discutere le
tracce e gli indizi tracciati sulla lavagna di plastica bianca.
Il mondo si era fermato e quel gruppetto di detective del Nucleo Recupero Opere d’arte Rubate dell’INTERPOL si era fermato con lui.
A chi poteva importare di quel reticolo di frecce e appunti stilati con pennarelli dai colori squillanti, di quella croce che stigmatizzava le parole
recupero fallito!, di un ritratto di dama del ‘700 realizzato con un mosaico di tasselli di ambra del Baltico sparito e forse distrutto? Lo schermo
piatto del televisore in quel momento mostrava gente che si gettava da una finestra posta a trecento metri di altezza, pur di sfuggire a una morte
ancora più atroce, di fuoco e di dolore.
Uno dei telefonini posati sul tavolo, silenziosi anche loro da quando la notizia dell’attacco alle Twin Towers si era diffusa,
segnalò l’arrivo di un sms. Il proprietario, sconvolto dalle immagini che passavano sullo schermo e incapace, come tutti i suoi colleghi, di trovare
qualcosa da dire, stentò a rendersi conto che il messaggio era arrivato sul suo portatile. Fu l’illuminazione del display a richiamare la sua attenzione.
La sua mente, un attimo prima, era completamente assorbita da quanto stava accadendo a sei fusi orari da lì. Un attimo dopo era proiettata
in tutt’altra direzione.
Il messaggio era stato inviato da un computer, quindi non segnalava il numero telefonico del mittente. Non era quello il problema.
L’ispettore Versari sapeva che, attraverso gli esperti informatici dell’INTERPOL, erano veramente poche le cose che un computer potesse fare senza lasciare
una qualche firma. Il problema era il testo.
STAVOLTA OCCHI D’AMBRA E’ BRUCIATA DAVVERO… MI DISPIACE.
Un’emozione che non credeva di essere capace di provare lo assalì e lo portò sulla soglia delle lacrime.
Lacrime di rabbia, perché durante quella riunione, prima che da New York giungessero quelle immagini devastanti,
lui e il suo collega erano stati oggetto di dure rimostranze per l’incapacità dimostrata.
Lacrime di dolore, perché nonostante non fosse realmente una persona, a Occhi d’ambra aveva dedicato quasi due anni della sua
vita e saperla definitivamente perduta lo faceva star male.
Lacrime di sollievo, perché quel messaggio inconsapevolmente lo aveva aspettato fin dal giorno in cui aveva visto alte fiamme
levarsi nel cielo pallido di Amsterdam e riflettersi nell’acqua torbida dei canali. Lo aveva aspettato come poliziotto, per riprendere la caccia
da dove era stato costretto a interromperla, e come uomo, perché non era riuscito a rassegnarsi alla verità di un tradimento che lo aveva colpito
più di quanto credesse.
Alzando gli occhi dal display incontrò quelli del suo collega di sempre, l’ispettore Giordani. Erano interrogativi.
"Problemi?", chiese vedendolo esitare.
"No, soluzioni. Occhi d’ambra era là"
Alzò il mento verso lo schermo della televisione dove la prima delle Twin Towers stava crollando.
"A New York?! Ma come…"
"Non a New York, nel World Trade Center. Stavolta è andata veramente distrutta, ma chi l’ha acquistata aveva un ufficio in
una delle due torri e…"
"Come lo sai?! Chi ti ha mandato un messaggio?"
Gli porse il telefono e le sopracciglia dell’ispettore Giordani si inarcarono.
"Lei?", chiese guardandolo.
Il proprietario del telefono si limitò ad annuire...
© Laura Costantini e Loredana Falcone - 2007