LAURA COSTANTINI    



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EIBHLIN NON LO SA…







  Questa giovane strega irlandese, che ha perso la vista da bambina, non è stata molto fortunata dal punto di vista editoriale. A pubblicarla, sotto gli auspici dello scrittore, giornalista e poeta Michele D’Arcangelo, fu la Nike Edizioni, una casa editrice che nacque morì nel giro di pochi mesi. Giusto il tempo di far stampare il nostro primo romanzo (senza un codice ISBN che rendesse valida questa nascita letteraria) e sparire nel nulla. A noi sono rimaste un centinaio di copie che abbiamo regalato ad amici e parenti, ricavandone tutti giudizi più che lusinghieri (a parte uno, di cui un giorno vi parlerò). Fortuna che la Maprosti&Lisanti si è innamorata di Eibhlin ed ha deciso di darle una seconda chance. Io, intanto, vi regalo l’incipit.

  "Bambina, ho fatto un sogno”.
La voce di Rhiannon O’Suileabhain era flebile, ma decisa. Eibhlin le si avvicinò nonostante percepisse forte intorno a lei l’odore della malattia che la stava uccidendo. E quella mattina, mentre fuori splendeva caldo il sole di Lugnasad, la festa del raccolto, era come se il vapore della morte avesse varcato le porte che conducono al mondo inferiore per avvolgere l’anziana Rhiannon. Eibhlin posò una mano sullo scarno petto della nonna, e lei gliela afferrò, stringendola tra le sue.
  “Ascolta con attenzione, bambina, perché non credo mi resti molto tempo. Ho fatto un sogno. Tu eri a cavallo, come la dea Rhiannon, e galoppavi seguendo con lo sguardo il volo di un candido cigno…”.
  Eibhlin cercò di richiamare alla memoria che aspetto avesse un cigno. Posto che, nei primi dieci anni della sua vita, quando ancora possedeva il dono della vista, le fosse capitato di vederne uno.
  “… Esso ti indicava la via, la via che porta al castello di Cathach, ma per arrivarci tu e il tuo cavallo dovevate percorrere un labirinto a spirale. Era un labirinto difficile, pieno di insidie, ma ad aspettarti, davanti al ponte levatoio di Cathach, c’era verde e splendente un arbusto di agrifoglio”.
  Un accesso di tosse la bloccò ed Eibhlin le porse la ciotola con l’infuso bollente.
  “Nonna, non dovresti parlare…”.
  Rhiannon respinse la ciotola e le afferrò il viso, come per indirizzare lo sguardo spento di Eibhlin nel proprio.
  “Sai cosa significa? Ricordi i simboli che ti ho spiegato?”.
  La ragazza annuì.
  “Il cavallo è la guida dei sogni, il tramite tra noi e il mondo degli spiriti. Il cigno è la scintilla divina dell’uomo che tende al bene. Il labirinto è il cammino della ricerca, la strada che porta alla conoscenza. E l’agrifoglio…”.
  “L’agrifoglio”, terminò per lei la nonna, “è un forte talismano contro le persone e le forze ostili. Indica la direzione da prendere per realizzare ciò che si spera. E’ stata Arianrhod stessa a mandarmi questo sogno. Significa che il castello di Cathach è la tua meta, il destino che ti attende”.
  “Nonna, il castello è vuoto. Dicono che sia stato acquistato da un… americano. Come vuoi che…”.
  Rhiannon, con una forza sorprendente nelle braccia ossute, la afferrò per le spalle e se la strinse al petto.
  “Eibhlin, ascoltami fino a quando potrò ancora parlare. So che la mia morte ti spaventa, sento la tua paura e il tuo rancore. Non devi. La vita è una spirale che si avvita verso il cielo e quando il mio corpo sarà sottoterra, la mia energia prenderà un’altra forma, ma non ti abbandonerà”.
  Eibhlin cominciò silenziosamente a piangere.
  “Devi seguire le mie istruzioni e la regola che ti ho insegnato. Quando sarò morta e il mio corpo sarà stato portato via, purifica la casa e poi traccia il cerchio magico, ricordi?”.
  “… stabilisci il circolo per tre volte, per tenere lontani gli spiriti maligni”, recitò Eibhlin con la voce rotta dal pianto.
  “Rispetta la regola, non dimenticarla mai. E confida nella Dea Madre. Lei è dappertutto, anche nella chiesa di quel pazzo di prete”.
  “Non mi permetteranno di seppellirti nel cimitero. Non avrai la croce…”.
  Rhiannon le posò lievemente una mano sulle labbra.
  “Non importa. I simboli servono agli uomini, non agli dei. E adesso smettila di piangere e cantami ancora una volta la nostra canzone. Voglio andarmene con la tua voce nel cuore”.
  Eibhlin respirò profondamente, afferrò le mani della donna che si era presa cura di lei dopo che l’odio degli uomini l’aveva privata dei genitori e della vista, e cominciò a cantare con voce lieve.


Eibhlin non lo sa
Ma nel bosco un dì verrà
Un gran principe fatato
Che regina la farà.
Col suo amor che non ha fin
Luce e giorno renderà
Ai suoi occhi verdi come
Le brughiere di Eirinn…